Giuseppe Guida: “Due parole per descrivere Samarcanda: unione e famiglia”

diventare animatore

Joyner Next Gen è un viaggio nelle giornate dei rookie Samarcanda 2020, giovani talenti che hanno attraversato con noi la quarantena per lavorare come animatore e vivere questa fantastica esperienza professionale e di vita.

Hanno scelto l’azienda giusta e Samarcanda li ha formati a distanza. Ce l’hanno messa tutta e oggi raccontano la vita del Joyner a tutti noi e ai loro futuri colleghi, i Next Gen che hanno dovuto rimandare il debutto all’anno prossimo.

Giuseppe Guida, 23enne barese, è il prossimo rappresentante della Joyner Next Gen. Il suo percorso in Samarcanda è iniziato nel pieno del lockdown ma la sua grinta e voglia di mettersi in gioco non hanno fermato il suo entusiasmo per questa esperienza!

Ho pensato di iniziare a lavorare come animatore perché volevo staccare dalla routine quotidiana.

Ciao Giuseppe, pronto per l’intervista? Raccontaci un po’ di te e di come hai deciso di intraprendere il lavoro di joyner.

Ciao a tutti, sono prontissimo! Ho pensato di iniziare a lavorare come animatore perché volevo staccare dalla routine quotidiana del mio lavoro, che non mi dava più stimoli. Volevo mettermi in gioco e provare questa nuova esperienza… e Samarcanda mi ha dato questa grande opportunità. A gennaio ho sostenuto il colloquio e da lì è iniziato il mio percorso di formazione “a distanza” che mi ha portato fin qui!

A proposito del percorso di formazione Smart Academy, ovvero la formazione online gratuita che Samarcanda ha implementato nei mesi del lockdown: che esperienza è stata?

È stata un’esperienza formativa e sopratutto di conoscenza perché essendo la mia prima stagione in assoluto non conoscevo la “vita da villaggio”. I coach sono stati molto disponibili e hanno saputo spiegare le dinamiche tipo all’interno di una struttura e del lavoro di joyner, a partire dalle regole di comportamento fino alle specifiche per ogni ruolo. Smart Academy è stata un’occasione per conoscere un sacco di ragazzi con i quali ho stretto amicizia e ci teniamo tutt’ora in contatto!

Pensi che una formazione sotto forma di webinar sia una giusta alternativa per formare ragazzi che si avvicinano per la prima volta a questo lavoro? 

Si assolutamente! È sicuramente un’esperienza diversa rispetto all’Academy fisica ma ho potuto effettivamente constatare quanto Samarcanda sia un’azienda professionista del settore. Non ci ha mai lasciati da soli durante tutto il processo di selezione, anche in un periodo così difficile. E sono rimasto molto contento quando mi hanno comunicato che la formazione ci sarebbe stata ugualmente anche se attraverso un pc!

Le prime parole che mi vengono in mente sono unione e famiglia.

Lavorare come animatore è un bel traguardo, ma che significa essere un joyner?

Le prime parole che mi vengono in mente sono unione e famiglia. Abbiamo avuto pochi giorni per conoscerci ma fin da subito si è creata una grande famiglia. A parte il lavoro, ci divertiamo moltissimo tra di noi. Essere joyner è portare divertimento e gioia sia agli ospiti che tra di noi.

Stai lavorando in una grande struttura in Abruzzo. Che attività svolgi durante il giorno?

Dopo la sveglia e la colazione, ci si ritrova tutti per la riunione in cui definiamo il programma della giornata. All’apertura dei settori ognuno va alla propria postazione; io mi reco in quello che ormai è diventato il mio piccolo regno: la piscina! Durante il giorno il mio ruolo è quello di contingentare gli ingressi degli ospiti ma allo stesso tempo cerco di intrattenerli giocando con i più piccoli o girando fra gli ombrelloni per qualche chiacchiera. Il contatto con gli ospiti e gli spettacoli serali sono due degli aspetti che mi fanno amare questo lavoro. Stare sul palco è un vero e proprio divertimento ma sopratutto avere un riscontro positivo da parte dell’ospite ti rende davvero fiero e soddisfatto.

Siamo una grande famiglia!

Non c’è proprio tempo di annoiarsi, insomma. Una delle parti più belle di questo lavoro è costituita dalle relazioni umane: con gli ospiti e con i colleghi. Come stai vivendo questo aspetto?

Per quanto riguarda l’equipe, ci siamo trovati subito bene, siamo una grande famiglia. Alcuni li posso definire come dei fratelli, perché se hai un periodo in cui sei giù di morale puoi contare sempre su di loro. Con gli ospiti allo stesso modo si è creato un bel legame, con alcuni anche confidenziale. La cosa che mi rende più contento è sapere di riuscire a strappare anche solo un sorriso sul volto degli ospiti, anche in questo periodo un po’ particolare.